Riflessione sul tema del femminicidio

Leggo l’editoriale del direttore Elio Patriota su Diritto e Rovescio sul “ Codice Rosa” ovvero una strategia di intervento per le vittime di violenza che la Legge di Stabilità vorrebbe estendere a tutti gli ospedali italiani.

Denominato Codice Rosa, perché ad oggi, statisticamente, le donne sono il numero maggiore tra le vittime della violenza.

Ascolto nei vari notiziari nazionali le notizie sulle morti degli ultimi giorni, e sulla lunga scia di femminicidi dall’inizio degli anni.

Leggo di affermazioni di personaggi secondo cui “le donne vestono in modo provocante” quasi a giustificazione delle violenze.

Sento commenti di chi al bar sentenzia “se l’è andata a cercare”.

Ricordo di un articolo de La Stampa del marzo 2016 che raccontava di come in Germania, in un particolare tratto ferroviario, al fine di evitare molestie sessuali, una compagnia ferroviaria ha istituito delle carrozze per sole donne vicine alle carrozze del personale viaggiante.

Ricordo una foto di mia madre, scattata un annetto prima della mia nascita, anni ’70, una foto in bianco e nero, in cui indossava una deliziosa minigonna a quadretti e un maglioncino a collo alto.

E mi chiedo dove sono finite le battaglie per le minigonne, per il diritto di voto, per una donna che passasse da oggetto a soggetto.

Siamo nel 2017 e noi DONNE non abbiamo imparato il rispetto.

Il RISPETTO per noi stesse che ci dovrebbe spingere a denunciare ogni tentativo di violenza, familiare, sul lavoro, a scuola, o sociale.

Il RISPETTO da insegnare ai nostri figli maschi, che non vedano le donne solo come le loro madri, sempre attente ai LORO bisogni, unicamente dedite ai LORO scopi.

DONNE svegliamoci, insegniamo ai nostri figli maschi, che devono accettare i NO: “NO, non voglio uscire con te”;

“NO non voglio essere la tua fidanzata”; “

NO, non ti facciola lavatrice”,

“NO, non ti “servo””.

Insegniamo alle nostre figlie femmine a dire NO alle richieste che avviliscono la loro persona, e ad avere più rispetto per se stesse.

Solo così’, forse, le generazioni future non avranno bisogno di Codici Rosa, o ricorderanno i femminicidi come un periodo di cronaca nera italiana.

Lunghi Leyla

Rappresentante degli Studenti LMG01

E madre di un maschio di 9 anni

Fonti

http://www.mypegaso.it/leditoriale-del-direttore-elio-pariota-codice-rosa-e-violenza-sulle-donne/

http://www.lastampa.it/2016/03/25/esteri/in-germania-treni-con-scompartimenti-per-sole-donne-le-molestie-sessuali-non-centrano-PhycgxKVOBK0dzIigxZJ3H/pagina.html

Administrator

Corrado Faletti è giornalista dal 2003; ha scritto articoli per importanti quotidiani e per riviste di settore scientifico, oggi è Direttore Responsabile di Betapress.it, ha scritto più di 16 libri tra cui il primo libro in Italia sulle banche virtuali, e molte pubblicazioni riguardano la formazione innovativa. Ha lavorato in banca dal 1991 fino al 2007, la sua ultima esperienza è stata proprio in banca Marche ove per primo segnalò lo stato di pericolo in cui la Banca si era venuta a trovare. Dal 2009 al 2012 è stato dirigente del ministero dell’istruzione università e ricerca e si è occupato di organizzazione scolastica, controllo di gestione e fondi europei. Proprio il suo ruolo di capo degli ispettori dei fondi (era responsabile dell’autorità di audit) lo ha portato a ridisegnare il meccanismo dei controlli permettendo di rilevare gravissimi malcostumi nella gestione dei fondi stessi. Per la sua attività preso il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ha ricevuto una lettera di encomio Oggi è Presidente di una società che realizza modelli di business e di controllo per le Banche ed il mondo finanziario, tiene corsi di formazione e convegni in tutta Italia, ed è editore capo presso la casa editrice CCeditore.

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